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Il Suicidio dell'Olio Extra Vergine di Oliva

Sempre più frequentemente le nostre scelte sono influenzate da messaggi distorti da cui siamo continuamente bombardati. I moderni mezzi promozionali sui quali, grazie ai potenti mezzi finanziari a loro disposizione, i grandi gruppi industriali hanno un ruolo determinante, spesso sono in grado di condurci verso direzioni che vanno al di fuori della nostra stessa percezione.

Capita spesso che i consumatori non solo sono completamente tenuti all’oscuro sulla reali caratteristiche, qualità e provenienza dei prodotti alimentari, ma, cosa ancor più grave, vengono anche facilmente fuorviati e indirizzati verso direzioni opposte a quelle reali.

E’ il caso del settore dell’olio di oliva dove informazioni distorte che si continuano a far passare hanno completamente stravolto e degradato un settore di assoluto pregio dell’economia Italiana.

Quello a cui abbiamo assistito da alcuni decenni a questa parte è un progressivo, programmato e scientifico appiattimento del gusto dell’olio di oliva, tutto a vantaggio delle grandi produzioni industriali che effettuando produzioni di massa difficilmente possono realmente perseguire canoni di reale qualità di prodotto. Nella migliore delle ipotesi queste riescono a proporre miscele di oli extra vergine di oliva provenienti da luoghi diversi e di qualità diversa che chiaramente non si possono contraddistinguere per delle peculiari caratteristiche ma che piuttosto hanno un gusto molto piatto a cui purtroppo, negli anni, i consumatori hanno abituato il loro palato. Per non parlare delle enormi sofisticazioni presente nel settore che meriterebbe un capitolo a parte.

Il paradosso, che vivo sulle mia pelle di piccolo produttore di olio di oliva, è che spesso gli oli extra vergine di oliva più genuini, con spiccate caratteristiche organolettiche dove emergono i sentori di amaro e piccante, che indicano la presenza nel prodotto di fattori benefici per l’organismo umano, molte volte non vengono riconosciuti come tali, ma piuttosto vengono giudicati “troppo forti” e a volte considerati negativamente dai consumatori finali che a loro dire preferiscono gusti più “delicati” e anonimi in cui le caratteristiche positive e salutari dell’olio sono perse quasi del tutto.

Considerati i grandissimi interessi in ballo, tutto ciò è stato possibile grazie a politiche agricole europee accondiscendenti ai grossi gruppi internazionali, a cui tutti gli Stati, a cominciare dall’Italia, si sono adeguati senza protestare, ma piuttosto favorendole.

In nome della globalizzazione e guidati come sono solo dal profitto e da facili vantaggi economici, i grandi gruppi internazionali detengono un potere sempre maggiore e sono in grado di influenzare fortemente anche le scelte politiche e le normative sui prodotti alimentari sia a livello internazionale che nazionale.

Oggi l’Italia è il 2 produttore mondiale di olio nel mondo dopo la Spagna, ma allo stesso tempo è il più grande importatore di olio dall’estero. Solo da questa riflessione si può intuire come nel settore ci siano delle anomalie.

Nel Gennaio 2014 negli Stati Uniti, sul New York Times è stata pubblicata una vignetta sull’olio di oliva che inizialmente in Italia ha alzato un gran polverone ma come succede spesso ben presto non se ne è più parlato.

Il fumetto è chiamato “Il Suicidio dell’olio di Oliva” ed è stato proposto da un giornalista americano, Nicholas Blechman, che ha ripreso numerose documentazioni e denunce anche di alcuni illustri giornalisti italiani come Milena Gabanelli (che tante volte ha posto all’attenzione pubblica il problema del settore olivicolo nella sua trasmissione inchiesta Report) e che spiegano esattamente i loschi affari che ci sono in questo settore. In sintesi la vignetta descrive un prodotto di assoluta eccellenza, l’olio extra vergine di oliva Italiano, degradato a prodotto medio/scarso e venduto a prezzi bassissimi nei grandi magazzini di tutto il mondo. Un prodotto di altissimo pregio che si è suicidato!!!!

Se poniamo un poco di attenzione agli scaffali delle grandi catene di distribuzione spesso ci vengono proposti sempre gli stessi marchi di olio extravergine, anche più rinomati, a prezzi medi bassissimi. Come facilmente intuibile da chiunque e come ribadito da tanto tempo da tante parti e specialmente dagli onesti produttori di olio extra vergine di oliva non si può pensare di produrre un olio extra vergine di oliva di buona qualità commercializzandolo addirittura a prezzi inferiori ai costi di origine della sola materia prima!!

L’ultima inchiesta in ordine di tempo è quella effettuata il 15/03/2015  dal giornalista Danilo Lupo nel programma televisivo “La Gabbia” in cui viene evidenziata una frode milionaria ai danni dell’olio extra vergine italiano. Sbarchi, nel porto di Livorno, di Tonnellate di olio estero spacciato per prodotto italiano che anche in considerazione del forte crollo della produzione di extravergine del 2014 nel nostro paese, danneggia fortemente solo i piccoli, inermi e onesti produttori olivicoli italiani

C’è qualcosa che non funziona e nessuno fa niente per risolvere il problema. Anzi a mio modesto avviso la politica nonostante proclami di voler favorire i prodotti di qualità e genuini italiani, va proprio nella direzione opposta e avvantaggia i poteri forti e le produzioni di massa.

La dimostrazione di questa tesi a mio parere esce fuori proprio dalla legislazione comunitaria sul settore dell’olio di oliva. Infatti da un lato viene giustamente richiesta a tutta la filiera produttiva dell’olio una rigorosa e corretta tracciabilità del prodotto (chiaramente con un incidenza della tenuta in ordine dei registri telematici molto più onerosa per le piccole realtà rispetto a quelle molto grandi), dall’altro si bloccano i piccoli produttori vietando loro di menzionare in etichetta le qualità e la provenienza del  prodotto che con la tracciabilità a cui sono soggetti potrebbero dimostrare in ogni istante. Ciò è qualcosa che non riuscirò mai comprendere e a nulla vale la spiegazione che a volte mi viene fornita di protezione dei circuiti degli oli DOP, i quali invece, a mio avviso, hanno avuto l’unico risultato di segmentare troppo il mercato degli oli extra vergine di qualità e di contribuire ad incrementare i prezzi di vendita degli oli extra vergine di qualità allontanando così i consumatori finali dai prodotti di qualità.

Non penso che possa esistere miglior modo di quello descritto di sopra per avvantaggiare le grosse realtà internazionali. I piccoli produttori che vogliono fare qualità sono soggetti a una lotta veramente impari, non solo contro le grandi realtà industriali che hanno molti più mezzi economici a disposizione, ma anche contro le normative vigenti che li bloccano fortemente. E’ un miracolo che esistano ancora piccole produzioni artigianali !!!

Fortunatamente qualcosa sembra che stia cambiando. La gente sta aprendo gli occhi e comincia a comprendere come nella realtà esiste una grande differenza tra produzione a livello industriale, quasi del tutto fornita dalla grande distribuzione organizzata, e piccole produzioni artigianali che invece sono da ricercare direttamente nei produttori o presso piccoli distributori che, a differenza della GDO, vogliono offrire ai loro clienti dei prodotti dove è ancora possibile ritrovare gusti delle tradizioni popolari.

L’unica arma a disposizione, da parte di chi come noi vuole produrre e commercializzare prodotti di buona qualità, è di fornire quante più informazioni possibili che consentano alla gente di scegliere un prodotto in modo equilibrato e non solo in quanto imposto nel mercato dalla grande distribuzione.

Abbiamo deciso di fornire ai nostri lettori una sorta di cultura sull’olio extra vergine di oliva per chiarire alcuni punti fondamentali, così contribuendo a sradicare molti falsi luoghi comuni che negli anni si sono radicati e comprendere appieno le caratteristiche da ricercare in un buon olio extra vergine di oliva.


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